Disabilitare scandisk all’avvio sotto Windows XP e 2000
Alcune volte capita che per varie ragioni ad ogni avvio Windows XP/2k faccia partire lo scandisk nonostante sia stata nostra cura spengere correttamente la macchina la volta precedente.
Vediamo come disabilitarlo dall’avvio:
Apriamo il registro di sistema (Start – Esegui – Regedit) e posizioniamoci alla chiave:
HKEY_LOCAL_MACHINE\SYSTEM\CurrentControlSet\ Control\Session Manager
Sulla destra, all'interno di questa chiave, individuiamo e facciamo doppio click sulla multistringa denominata BootExecute. Di default questa stringa è impostata a autocheck autochk * ma noi la sostituiremo con:
autocheck autochk /k:X *
Dove al posto della X metteremo la lettera del drive su cui non vogliamo più lo Scandisk all’avvio.
Accedere ai file bloccati del sistema su Windows 7
In Windows 7 di default, per motivi di sicurezza, viene bloccato l’accesso ad alcuni file e cartelle presenti sul disco rigido. Effettuando infatti il login al sistema con un account da amministratore, possiamo notare che nel la directory principale dell’hard disk sono pre senti alcune cartelle come le Documents and Settings degli altri utenti del PC con una picco la icona a forma di lucchetto e a cui non è possibile accedere. Allo stesso modo, aprendo la cartella in cui sono archiviati i file temporanei di Internet Explorer, si possono trovare solo pochi file, nonostante sia stata attivata la visualizzazione dei file nascosti e di sistema. Ecco come è possibile accedere a questi dati.
Premesso che non è necessario dare un’occhiata a quelle cartelle perché con tengono i documenti personali degli altri utenti e quindi ininfluenti sul corretto funzionamento del computer, possiamo comunque togliere il lucchetto seguendo questa procedura: selezionamole col tasto destro del mouse e clicchiamo su Proprietà nel menu contestuale che appare. Nella relativa schermata accediamo alla sezione Sicurezza, clicchiamo suAvanzate e poi su Cambia Autorizzazioni. Selezioniamo l’utente che ci interessa e premiamo Modifica: verrà mostrata la schermata Voci di autorizzazione per [NomeUtente]. Nel menu a tendina Applica A selezioniamo La cartella selezionata, le sottocartelle e i file. In Autorizzazioni mettiamo la spunta in Controllo completo sotto la colonna Consenti e confermiamo con OK. Nella nuova schermata, mettiamo la spunta suIncludi autorizzazioni ereditabili dall’oggetto padre di quest’oggetto e premiamo OK. Ora siamo liberi di accedere anche alle cartelle bloccate di Windows 7. Per quanto riguarda i file temporanei di Internet, premiamo la combinazione di tasti Win+R: apparirà la finestraEsegui. Nel campo Apri digitiamo %Temp% e premiamo Invio per accedere alla cartella di sistema Temp. Spostiamoci nel percorsoC:\Users\[NomeUtente]\AppData\Local\Microsoft\Windows\Temporary Internet Files. Ora, nella barra indirizzi di Esplora risorse aggiungiamo la stringa\Low\Content.IE5 al percorso già presente e premiamo Invio. Accederemo così al contenuto della cartella contenente tutti i file temporanei di Internet Explorer.

Analisi dei crash “schermo blu” di Windows e cercare la causa di errore
Questo articolo nasce per dare un supporto, a coloro che usano Windows, per il tipico problema dello schermo blu.
L'errore più grave di un sistema Windows si nota quando il sistema si blocca del tutto e compare un messaggio d'avviso su uno schermo blu degno dei computer anni 80 con su scritto robe incomprensibili.
A quel punto, non resta che avviare il pc, ricevere n altro messaggio che "si è verificato n erore grave", e sperare che non riaccada.
Windows 98 veva questo tipo di errori molto frequentemente mentre con Windows XP questo tipo di errore si verifica molto poco e, in genere, è causato dal collegamento di periferiche o dispositivi esterni.
Su Windows Vista, esperienze di diversi utenti testimoniano che lo schermo blu è d'abitudine e che il sistema va in tilt con una buona frequenza.
In genere, il messaggio d'errore scritto sullo scherm blu recita in questo modo:
A problem has been detected and Windows has been shut down to prevent damage to your computer.
If this is the first time you’ve seen this stop error screen, restart your computer. If this screen appears again, follow these steps:
Check to be sure you have adequate disk space. If a driver is identified in the Stop message, disable the driver or check with the manufacturer for driver updates. Try changing video adapters.
Check with your hardware vendor for any BIOS updates. Disable BIOS memory options such as caching or shadowing. If you need to use Safe Mode to remove or disable components, restart your computer, press F8 to select Advanced Startup Options, and then select Safe Mode.
Technical information:
*** STOP: 0×0000007E (0C0000005, 0×81C908A2)
Collecting data for crash dump …
Initializing disk for crash dump …
Beginning dump of physical memory.
Dumping physical memory to disk: 50
In questo messaggio non vi è mai scritto il motivo dell'errore o la causa del problema ma vi è l'indicazione del numero di errore e di dove viene memorizzato il file che coniene le informazioni da analizzare.
Questi file si chiamano crash dump e, di solito, sono salvati in C:\WINDOWS\Minidump e C:\WINDOWS\MEMORY.DMP.
I Crash di Windows però sono molto difficili da analizzare, i file del crash dump sono tosti anche per informatici esperti.
Il numero dell'errore (s. STOP: 0×0000007E) si può cercare sul sito Microsfot o su Google per capire a cosa si riferisce ma difficilmente si troveranno soluzioni perchè ciascuno "STOP" può avere diverse cause.
Sul registro eventi (vedi altro articolo come correggere errori usando il visualizzatore di eventi), di cui si parla in un altro post, rimane sicuramente traccia dell'errore ma probabilmente senza alcun riferimento alla possibile causa.
Allora, visto che è cosi difficile, abbiamo il software adatto ad interpretare il crash dump, leggerlo e capace di dire concretamente, qual'è la causa del crash a schermo blu con l'ausilio di due importanti programmi.
1) WhoCrashed mostra immediatamente quali driver hanno causato un crash o un blocco del computer.
Nella maggior parte dei casi è possibile individuare i driver che sono stati causa di problemi sul computer in passato.
Whocrashed fa una analisi dopo il decesso di un pc leggendo il crashdump e presentando in modo più comprensibile la causa del problema.
Per usare questo strumento software, non c'è bisogno di software aggiuntivi complessi, non serve essere degli esperti e non è necessario avere alcuna competenza di debug per essere in grado di scoprire quali sono i driver che causano problemi al computer.
Il requisiti per far funzionare WhoCrashed è avere instalato sul proprio pc il "Microsoft Debugging Tool".
La prima volta che si clicca sul pulsante Analyze (Analizza), il programma chiede di selezionare il percorso per il Debugging Tools di Microsoft Windows (di solito in C:\Programmi\Debugging Tools for Windows) oppure offre la possibilità di scaricare il programma di installazione premendo il pulsante "Download the required file from Microsoft site now".
Non ci aspettiamo miracoli, molto spesso il crashdump stesso non riesce a identificare la causa del problema e fa solo ipotesi dicendo di controllare l'hardware del computer, la RAM, il processore o altri dispositivi che potrebbero essere non compatibili con il resto del computer.
Tuttavia vale la pena usarlo, qualche informazioni in più la da e, nel caso, è possibile chiedere il parere di esperti, anche su forum tecnici, con in mano qualche indizio in più.
WhoCrashed Home Edition è gratuito, funziona su Windows 7 e sulle versioni 2000/2003/XP/Vista/2008 (esiste anche una versione Pro per uso aziendale) ed è sviluppato dalla stessa casa che produce Antifreeze, il programma per sbloccare il pc di cui abbiamo parlato nell'articolo "Se il pc non si muove e non risponde, come sbloccarlo senza riavviare Windows".
2) BlueScreenView è un programma della famosa Nirsoft, casa di sviluppi sperimentali di tool per Windows di proprietà della Microsoft.
BlueScreenView esplora e legge tutti i file minidump creati durante la schermata blu di morte del pc che si vede quando si blocca e visualizza le informazioni su tutti i crash in una tabella.
Per ogni incidente, BlueScreenView visualizza il nome del file minidump, la data e l'ora dello schianto, le informazioni visualizzate nella schermata blu ed i dettagli del responsabile dell'errore o il modulo che forse ha causato il crash ( il nome del file, il nome del prodotto, la descrizione del file, e la versione del file).
Per ogni errore grave visualizzato nel pannello superiore, è possibile visualizzare i dettagli del driver di periferica caricato durante il crash nel riquadro inferiore. Per divertimento è possibile anche vedere una demo del crash andando a Options > Lower Pane Mode e selezionare lo schermo blu in stile XP.
Questo programma è portatile, non richiede alcuna installazione e l'eseguibile può essere lanciato direttamente da una penna USB e non c'è neppure bisogno di strumenti di debug Microsoft installati per l'utilizzo di questo strumento.
BlueScreenView funziona con le versioni a 32 bit di Windows XP, Windows Server 2003, Windows Server 2008, Windows Vista e Windows 7.
Dalla mia esperienza, la maggior parte delle schermate blu sono causate dal conflitto dei driver hardware o dal fatto che sono difettosi o ancora di una memoria RAM con problemi.
3) un altro programma (per esperti) trattato in un altro articolo permette di fare l'analisi di errori e crash di programmi che si chiudono e bloccano da soli.
4) La memoria RAM è la principale causa dei blocchi Windows con schermata blu e, probabilmente, cambiarla risolverebbe il problema.
Prima però di procedere alla sostituzione, bisogna verificare che la RAM sia danneggiata.
5) Solo per sistemisti esperti, tecnici di computer e utenti coraggiosi, si può usare, come strumento di diagnosi, il tool Microsoft Windows Driver Kit.
Si tratta di una ISO da masterizzare in un CD che contiene il Debugging Tools for Windows avviabile dal file WinDbg.exe.
Per fare una diagnosi del memory dump, si deve aprire la directory c:\windows\symbols e sovrascriverla con i Symbols all'indirizzo http://msdl.microsoft.com/download/symbols/.
Per ulteriori dettagli, leggere la guida in inglese sul sito Techradar.
fonte: http://www.navigaweb.net
Software per memorizzare password
Al giorno d’oggi è necessario ricordare molte password: si pensi, ad esempio, a quella della casella e-mail, a quella per gestire il nostro sito Internet o quella per andare a chattare. Non dobbiamo mai usare la stessa password in tutti i siti Internet in cui ci registriamo e dobbiamo sceglierne una con caratteri alfanumerici e lunga non meno di 8 caratteri.
Se non abbiamo una buona memoria, eliminiamo, da subito, dalla nostra mente l’idea di annotare le nostre password in bigliettini sparsi per la nostra stanza, perché, in primo luogo, difficilmente riusciremo a trovare la password che ci serve e, in secondo luogo, tutti conoscerebbero le nostre password!
Per risolvere questi problemi, esistono dei programmi che svolgono la funzione di password manager. Si tratta di programmi in cui possiamo annotare username, password ed i siti Internet a cui siamo registrati. Le password salvate sono memorizzate in un archivio e sono protette da una password principale. In questo modo, basterà ricordare solamente la password principale per accedere a tutte le nostre password memorizzate nell’archivio.
KeePass è un password manager gratuito e open source che ci permette di gestire le nostre password in modo sicuro. Le password sono salvate in un archivio criptato con i migliori e più sicuri algoritmi di criptazione (AES e Twofish), il che ci garantisce che nessuno, oltre noi, può avere accesso a quei dati.

Scaricare KeePass
Per scaricare KeePass, spostatevi in questa pagina. Nella pagina che si apre, fate click sul più accanto alla voce Latest e, poi, fate click sul download che termina con estensione .exe: in questo modo scaricherete l’ultima versione di KeePass rilasciata.

Nella nuova pagina che si apre, fate click sulla voce Download accanto alla locazione geografica dei server. E’ consigliato scaricare il programma da server vicini geograficamente.
Seguendo lo stesso procedimento, è possibile scaricare il pacchetto lingua per KeePass. Questo può essere scaricato da questa pagina.
Impostare la lingua italiana in KeePass
Al termine dell’installazione di KeePass, per impostare la lingua italiana, scompattate, usando ad esempio Winzip, il pacchetto lingua scaricato nella cartella di installazione di KeePass (solitamente C:\Programmi\KeePass Password Safe). A questo punto, avviate KeePass e spostatevi nel menu View/Change language. Nella nuova schermata, selezionate la voce relativa alla lingua italiana: KeePass sarà riavviato e tradotto in Italiano.
Creare un archivio password
Per creare un archivio con le nostre password, facciamo click sul menu File/Nuovo. Ci viene chiesto di digitare la password principale: questa ci sarà richiesta per accedere alle password che salveremo nell’archivio. Ricordiamoci di non dimenticarla perché è impossibile recuperarla. Nella schermata successiva ci verrà richiesto di ridigitarla.
Una volta creato il nostro archivio, facciamo click su File/Salva per salvarlo. Ricordiamoci di memorizzarlo in un CD o in un’altra partizione quando formattiamo il nostro computer!
Aggiungere una password in KeePass
Per aggiungere una nostra password in KeePass, facciamo click su Modifica/Aggiungi una voce…. Per ogni voce, possiamo inserire l’username e la password utilizzati nella registrazione, l’indirizzo del sito internet ed eventuali note. Una volta inserita una nuova voce, dobbiamo salvare l’archivio (KeePass non lo fa in automatico), andando nuovamente in File/Salva.
Se ci serve la password di una voce, basta selezionarla nell’elenco delle password e fare click con il tasto destro. Nel menu che si apre, facciamo click su Copia password negli appunti. In questo modo possiamo incollare la password nel campo in cui inserire la password nel sito Internet.
Una interessante funzionalità di KeePass è quella che ci permette di raggruppare le password per tipologia e di ricercarle usando il campo di testo in alto a destra.
Leggere un archivio di password
Per leggere, infine, un archivio di password creato in precedenza, basta semplicemente andare in File/Apri e selezionare l’archivio. Per accedere alle password memorizzate, sarà necessario digitare la password principale impostata in precedenza.
Mostrare la password nascosta sotto gli asterischi
Se abbiamo la necessità di vedere quale password si nasconde sotto gli asterischi in un programma o in modulo su di un sito Internet, Snadboy’s Revelation può essere una vera e propria manna dal cielo. Snadboy’s Revelation ci può aiutare a recuperare una password che avevamo dimenticato, ma che fortunatamente è stata salvata in un modulo anche se oscurata dagli asterischi.
La prima cosa da fare per mostrare la password nascosta sotto gli asterischi, è quella di scaricare Snadboy’s Revelation da questo sito Internet e poi installarlo. Al termine dell’installazione, dovete riavviare il vostro PC. Dopo aver riavviato il PC, andate su Start, spostatevi in Tutti i programmi e cercateSnadBoy’s Revelation v2 per avviare il programma.
A questo punto, trascinate con il mouse il cerchio con una croce all’interno sugli asterischi. Per trascinare il “cerchio rivela password”, fate click su di esso con il tasto sinistro del mouse e, tenendolo premuto, spostatelo sugli asterischi.
La password nascosta sotto gli asterischi viene mostrata nel campo di testo della finestra principale di Snadboy’s Revelation. Se fate click sul pulsante Copy to clipboard, la password verrà copiata negli appunti e potete incollarla dove meglio preferite, usando la combinazione Ctrl+V.
fonte: http://aranzulla.tecnologia.virgilio.it
Recuperare il contenuto dei dischi RAID e ripristinare la configurazione
E' detto RAID (acronimo di "Redundant Array of Independent Disks") un sistema informatico che utilizza un insieme di dischi fissi per condividere o creare una copia speculare dei dati utilizzati quotidianamente. La configurazione RAID viene spesso impiegata sui sistemi aziendali per consentire il recupero delle informazioni nel caso in cui un disco dovesse per qualunque motivo danneggiarsi.
Nella concezione iniziale, il RAID mirava a sostituire un unico costoso disco di grande capacità con una serie di dischi di dimensioni molto più ridotte ed a costi notevolmente più contenuti. Alla fine si otteneva un sistema che, complessivamente, si rivelava più affidabile, più performante e più economico rispetto all'adozione di un unico disco super-capiente.
Oggi, con il calo del costo delle unità disco – anche di grandi dimensioni -, le soluzioni RAID sono offerte con sempre maggior frequenza tanto che tale tecnologia è direttamente supportata da molti chipset delle schede madri.
Brevettato da IBM nel 1978, a dieci anni di distanza tre ricercatori californiani (Patterson, Gibson e Katz) stilarono un documento che definiva formalmente i livelliRAID compresi tra 1 e 5 ossia differenti approcci per l'utilizzo delle batterie di dischi ridondanti. Uno dei criteri principali che porta alla scelta di un livello piuttosto che di un altro risiede nel tipo di utilizzo al quale dovrà essere destinato il sistema. Ai cinque livelli illustrati dal trio di ricercatori, se ne aggiungono due: il “6” nato nel 1989 e lo “0” che è privo di ridondanza e che quindi non offre alcuna protezione in caso di malfunzionamenti hardware.
I dischi fissi installati in configurazione RAID devono essere gestiti da parte di una funzionalità, implementata a livello software od hardware, che si occupa appunto di “governare” il cosiddetto “disk array”. Di solito questa attività viene svolta per opera di un apposito controller hardware che poggia a sua volta su un proprio firmware e su software aggiuntivi per la diagnostica ed il monitoraggio.
I livelli RAID in breve
RAID-0 Si occupa di suddividere i dati, in modo automatico, tra più dischi senza ricopiare alcuna informazione e quindi senza alcun approccio ridondante. E' un ottimo modo per aumentare il numero dei dischi su un sistema che deve essere dotato di unità particolarmente capienti. Windows può assegnare un numero massimo di 24 lettere di unità differenti alle unità: il RAID-0 permette di fatto di superare questa limitazione “estendendo” la capacità dei dischi già presenti.
RAID-1 Effettua il “mirroring” dei dati: viene cioè creata una copia speculare dei dati su due o più dischi differenti. In questo modo è possibile fidare su un maggior livello di sicurezza grazie ad un'affidabilità raddoppiata (nel caso di due hard disk) del sistema di memorizzazione dei dati.
RAID-2 Identico al RAID-1 eccezion fatta per l'impiego di un algoritmo per la correzione dell'errore (codice di Hamming). E' scarsamente usato vista l'elevata affidabilità dei moderni hard disk.
RAID-3 Dischi a trasferimento parallelo con parità. Ogni singolo blocco di dati è distribuito tra tutti i dischi: ogni operazioni di lettura e scrittura richiede l'accesso a tutti gli hard disk. Un disco, inoltre, è impiegato esclusivamente per conservare le informazioni di parità (dati ridondanti che prevengono errori nella memorizzazione dei dati e consentono di effettuare un controllo sulle informazioni gestite). Di fatto il RAID-3 viene implementato davvero raramente.
RAID-4 In questo caso l'approccio è simile al RAID-3: i dati, tuttavia, vengono suddivisi a livello di blocchi anziché di byte. In questo modo, ogni disco può lavorare in maniera indipendente dagli altri quando viene richiesto un singolo blocco. Un disco è dedicato alle informazioni di parità.
RAID-5 E' questa una delle implementazioni più diffuse: essa utilizza una suddivisione dei dati a livello di blocchi e memorizza le informazioni di parità su più dischi.
RAID-6 Sostanzialmente identico al livello 5 eccezion fatta per la distribuzione replicata su più dischi dei dati di parità. Questo livello gode di una maggiore ridondanza rispetto al RAID-5 ma può offrire prestazioni decisamente inferiori in scrittura.
RAID-4 e RAID-5, d'altra parte, offrono già prestazioni velocistiche in scrittura molto più contenute rispetto all'adozione di un unico disco tradizionale.
Nelle implementazioni comprese tra la 2 e la 6, le informazioni vengono conservate in maniera ridondante utilizzando vari approcci che consentono di avere certezza anche circa l'integrità dei dati. In tal modo è possibile ricostruire i dati originali anche nel caso si dovesse subire un guasto su uno o più dischi connessi in modalità RAID.
I livelli RAID possono essere “amalgamati” tra loro con lo scopo di creare dei livelli ibridi. Si possono ad esempio utilizzare (questa è una possibilità offerta dal controller hardware) livelli misti RAID 0+1 o RAID 1+0. La prima soluzione è dettastripe of mirrors: è possibile pensare ad un albero che ha, alla sua radice, i dischi RAID disponibili ed installati sul sistema. Parte di essi possono essere configurati tra loro in RAID-0 in modo tale da estendere la capacità della singola unità. Il RAID 1, più in alto nell'albero, provvederà quindi ad effettuare le operazioni di “mirroring” ossia di copia speculare tra la batteria prima batteria di dischi RAID-0 e la seconda sempre RAID-0.
Nell'approccio RAID 1+0, gli elementi che compongono l'albero sono invertiti. Si parte dal basso, da gruppi di due o più dischi configurati in modalità RAID-1 che effettuano il “mirroring” del proprio contenuto; più in alto, il RAID-0 “unisce” le batterie di dischi RAID-1 in modo da raggiungere la capacità complessiva desiderata.
In caso di situazioni critiche, il RAID 1+0 offre maggiori garanzie poiché tutti gli altri dischi rimanenti continueranno ad essere utilizzabili. Inoltre, il “disk array” può sostenere la perdita dovuta a malfunzionamenti di qualsiasi disco fintanto che nessun “mirror” abbia tutti i suoi dischi corrotti. Diversamente rispetto al RAID 0+1, poi, nel caso in cui si debba sostituire un disco, il RAID 1+0 non implica che tutti i sottosistemi RAID-1 debbano essere aggiornati contestualmente.
I problemi con le unità RAID, tuttavia, non sono di così facile risoluzione soprattutto per gli utenti meno esperti: può accadere che un disco si danneggi e debba essere sostituito o che sia necessario cambiare il controller hardware in seguito ad un malfunzionamento sulla scheda madre. Ogni motherboard integra un chipset RAID differente, sia esso di Intel, nVidia o VIA.
Raid 2 Raid è un software gratuito che si propone di risolvere simili problematiche: l'obiettivo primario consiste nel ripristinare la configurazione RAID allorquando si sia ad esempio dovuto sostituire il controller hardware. Il programma è in grado di montare un disco RAID sia nelle situazioni in cui si sia dovuto sostituire scheda madre o controller ed addirittura su quei sistemi che non implementano RAID in hardware.
Raid 2 Raid supporta i seguenti livelli: 0, 1, 5, 10 (RAID 1+0) oltre ad implementazioni software di RAID ed ai dischi dinamici di Windows. Per quanto riguarda i file system, il programma è compatibile con FAT, NTFS, EXT2 oltre che con i dischi GPT di Windows Server 2008.
L'ultima versione di Raid 2 Raid è prelevabile gratuitamente cliccando qui.
Recuperare file da dischi danneggiati con Unstoppable Copier 5
Unstoppable Copier è un software gratuito che permette di copiare file e cartelle da dischi fissi e supporti di memorizzazione che dovessero apparire danneggiati. Il programma ignora eventuali errori riscontrati in fase di lettura e tenta di ricostruire i file originari copiandoli nel supporto di memorizzazione di destinazione.
Un'apposita barra consente di scegliere se si desidera optare su una maggiore velocità durante la copia dei dati oppure, viceversa, se optare su un tentativo direcupero dei dati più approfondito.
Tra le caratteristiche più importanti vi è anche la funzionalità che permette di sospendere temporaneamente l'operazione di recupero e copia di file e cartelle.
Unstoppable Copier lavora in modo indipendente non "appoggiandosi" al sistema operativo: ciò significa che il programma è in grado di copiare anche file che risultano in uso o comunque "bloccati" da Windows. L'operazione di copia è inoltre immediatamente avviabile senza essere costretti a dover interagire con molteplici finestre di dialogo o richieste di conferma.
Il programma viene offerto in due versioni: la prima può essere installata sul disco fisso mentre la seconda si propone come un'applicazione "portabile", inseribile – ad esempio – nella propria "cassetta degli attrezzi" informatica.
Unstoppable Copier, la cui interfaccia è stata completamente tradotta in italiano, mette a disposizione due modalità operative: "Copia" e "Batch mode".
La prima, fruibile facendo riferimento alla prima scheda del programma, può essere utilizzata per copiare gruppi di file da un'unità di memorizzazione all'altra. Durante questa fase, il software pone in essere una serie di strategie per cercare di copiare quanti più dati possibile nel caso in cui, per esempio, si abbia a che fare con un'unità od un supporto danneggiato (si pensi a CD/DVD ROM graffiati o ad unità disco contenenti settori corrotti). Sebbene non ci siano garanzie di recupero completo, Unstoppable Copier può aiutare a recuperare almeno parte dei dati che diversamente risulterebbero del tutto illeggibili.
In calce alla finestra principale, nel corso dell'operazione di copia, Unstoppable Copier visualizza alcuni dati statistici sul numero dei file danneggiati, saltati oppure regolarmente copiati.
Utilizzando la scheda "Batch mode", invece, si possono programmare delle vere e proprie operazioni di backup. Cliccando sul pulsante Aggiungi, in basso, si possono aggiungere numerose coppie di cartelle sorgente/destinazione (tutto il contenuto della prima directory sarà copiato all'interno della seconda). La copia dei file può avvenire immediatamente o richiesta su base programmatica ricorrendo alle opzioni offerte dalla riga di comando.
Cliccando sulla scheda "Impostazioni", è possibile regolare il comportamento di Unstoppable Copier. In particolare, è possibile scegliere se il programma debba intentare un recupero dati approfondito (impostazione predefinita) oppure puntare di più sulla velocità dell'operazione.
Spuntando le varie caselle, si può richiedere lo spegnimento automatico del personal computer, aggiungere le voci che consentono di interfacciarsi con Unstoppable Copier dal menù contestuale di Windows, copiare solo i file più nuovi, includere o meno le sottocartelle e così via.
Unstoppable Copier è scaricabile facendo riferimento ai seguenti link:
- Versione dotata di procedura d'installazione
- Versione "portabile" che non necessita di installazione
Il programma è compatibile anche con i sistemi Linux: per prelevarlo, suggeriamo di fare riferimento al sito web ufficiale.
Come rimuovere voci non valide da Installazione Applicazioni ?
Sarà capitato a tutti di vedere qualche programma non più installato nella finestra "Installazione Applicazioni" o "Aggiungi/Rimuovi" per chi usa Windows 2000. Questo capita quando i programmi di disinstallazione non funzionano correttamente e lasciano quindi all'interno di quella lista nomi di software che abbiamo eliminato da tempo.

ome fare quindi per toglierli da lì visto che danno fastidio?
Ecco le istruzioni:
- Aprite il registro di Windows da Start->Esegui digitate regedit e premte invio
- Aprite la chiave HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall
- Vedrete che appariranno diverse sottochiavi con dei codici alfanumerici strani oppure dei nomi di programma
- Ora cliccate su ognuna di queste chiavi e nella parte destra del registro vedrete apparire nuove chiavi che vi permetteranno di identificare il programma nel caso la chiave principale sia alfanumerica
- Una volta identificato il programma, nella chiave quindi selezionata della parte destra (quella alfanumerica oppure nome del programma) fate clic con il tasto destro e scegliete "Elimina"
- Verificate ora da "Pannello di Controllo" -> "Installazione Applicazioni" se è scomparsa la voce non valida

Accendere un Computer a distanza
Accensione del PC
Così come lo spegnimento automatico anche l'accensione del Computer automatica o a distanza è una domanda molto richiesta dagli utenti che frequentano Internet e in particolare i Newsgroups.
Anche in questo caso questo Tip può essere utile sia ad utenti classici che usano il computer saltuariamente sia a professionisti IT sia ad amministratori di rete.
Tutti sapete che il Computer si può accendere manualmente semplicemente premendo il tasto del Power ma questo è il metodo classico e se vogliamo anche un po' antico.
Bisogna imparare ad utilizzare ciò che la tecnologia ci mette a disposizione, in questo modo aumentiamo la nostra produttività e pure quella degli altri riuscendo a fare cose che magari il giorno prima non ci saremmo neanche sognati di realizzare.
Oltre al metodo "classico" ci sono fondamentalmente tre diversi metodi per accendere un PC:
- Tramite Wake on LAN (WOL)
- Tramite Wake on Ring (WOR)
- Tramite accensione schedulata all'interno del BIOS
Quello fose più interessante e complicato da mettere in opera è il primo ed è con il primo che cominciamo. Vi faccio notare che tutti questi metodi devono per un minimo anche essere supportati dal BIOS del proprio PC.
Accensione con Wake On Lan (WOL)
E' forse la modalità più complicata da mettere in atto ma anche, a mio avviso, la più potente e la più interessante. Con questa modalità è sufficiente collegare il vostro PC in rete, dopodichè con un programma particolare che invia dei pacchetti speciali (tipo pacchetti ICMP del Ping) alla scheda di rete potrete accendere il Computer.
Vediamo un po' che cosa bisogna fare per utilizzare il Wake on Lan.
L'ho già detto prima, ma qui lo ripeto, è necessario che anche il BIOS supporti questa feature. Una volta abilitata il Computer saprà che dovrà rimanere in qualche modo in ascolto di eventuali segnali che arriveranno sull'interfaccia di rete.
Spesso la scheda di rete vi segnalerà anche a Computer spento la sua attività, accendendo la luce di Link come rappresentato dalla foto qui sotto, di un Computer portatile:

arp -a
Vedrete apparire vari numeri IP e corrispondenti MAC Address di questo tipo 00-50-ba-95-ef-33. Prendete nota del MAC Address corrispondente al vostro numero IP, poi spegnete il Computer e recatevi su un altro Computer della stessa rete.
Scaricate il seguente software di AMD chiamato Magic Packet Utility che vi permette di inviare ad un determinato MAC Address un particolare pacchetto che farà accendere il Computer:
http://www.amd.com/us-en/assets/content_type/utilities/magic_pkt.exe
Una volta decompresso potete avviarlo, scegliete dal menù "Magic Packets"->"Power on One Host" e compilate i campi con il MAC Address che abbiamo annotato precedentemente:

A questo punto, potete premere il pulsante "Send" e come per magia il Computer proprietario di quel MAC Address si accenderà!
Accensione con Wake On Ring (WOR)
Questa opzione è invece ormai abbastanza comune ed è presente in quasi tutti i BIOS. Inoltre spesso è causa di problemi. Certe persone infatti si lamentavano perchè il loro PC si accendeva ogni qual volta squillava il telefono. Qualcuno si era preoccupato pensando che ci fossero dei fantasmi nella stanza!
No non è così. Se voi abilitate questa funzione, e collegate il cavo telefonico al modem, potrete accendere il vostro Computer a distanza con una semplice telefonata al vostro numero di casa sia con un telefono da rete fissa che con un normale telefono cellulare.
Lo squillo del telefono è il segnale per il PC per accendersi. In questo stato così come nel Wake On Lan il PC non è del tutto spento o dormiente, ma è sempre attento al verificarsi di eventi di questo tipo per scatenare l'accensione.
Accensione con schedulazione orario nel BIOS
In tutti i BIOS che ho visto nella mia vita veramente pochi sono quelli che supportavano questa funzionalità e spesso era presente solo su schede madri di qualità molto avanzate e con varie features.
Come vedete dalla screenshot seguente:

Oltre ad opzioni sopra citate come il Power on Ring o Wake on Ring c'è in ultima posizione Power On by Alarmche simula, se me lo concedete, l'allarme di una sveglia.
Potete indicare il giorno del mese in cui si accenderà il Computer e l'orario in modo dettagliato, con ora, minuto e secondo.
Una volta salvate le impostazione nel BIOS potete spegnere il vostro Computer e attendere. All'ora e alla data indicata il Computer si accenderà automaticamente.
backup Driver – Driver Magician Lite 3.6.7
Driver Magician è un software che assiste l'utente nelle attività di backup, ripristino, aggiornamento e rimozione dei driver di periferica per Windows.
Il software si incarica di identificare l'hardware installato, rintracciare il driver associato presente sul disco fisso e crearne una copia di sicurezza nel percorso specificato da parte dell'utente.
Ogniqualvolta si dovrà riformattare il disco fisso ed operare una successiva reinstallazione dell'intero sistema operativo, grazie a Driver Magician si potranno agevolmente ripristinare tutti i driver precedentemente in uso: dopo un riavvio del personal computer, tutte le periferiche funzioneranno nuovamente.
Driver Magician integra anche un database contenente le informazioni circa le ultime versioni dei vari driver: il programma può collegarsi automaticamente alla rete Internet per prelevare le versioni aggiornate.
Inoltre, nel caso in cui dovessero essere rilevate periferiche sconosciute (non ancora configurate per l'utilizzo di uno specifico driver) sul sistema in uso, Driver Magician provvederà ad identificarle e ad individuare il driver corretto da installare.
Tra le funzionalità più interessanti, vi è anche la possibilità di creare una copia di backup di tutti i driver sotto forma di file eseguibile (.exe) autoinstallante: in questo modo si potranno ripristinare i driver senza provvedere prima all'installazione di Driver Magician.
Sito web del produttore: http://www.drivermagician.com


